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Nome: Giacomo Ambrosino
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sabato, 14 ottobre 2006
600 mila morti

Questo il costo, secondo un nuovo studio americano, della guerra in Iraq.
L'amministrazione Bush ridimensiona i numeri, ma anche un rapporto del Pentagono ammette che la situazione sta peggiorando.

Il New York Times ha anticipato ieri i risultati di uno studio della Scuola medica Bloomberg della Johns Hopkins sul numero dei morti civili iracheni dal 2003 a oggi. Lo studio, che uscirà per Lancet, prestigiosa rivista inglese di medicina, situa questo numero tra 426.369 - 793.663. I morti iracheni sarebbero quindi una media di 601.027.
Se le cifre riportate sono esatte questo significa che il numero di morti iracheni corrisponde al 3 per cento dell’intera popolazione. Significa che il numero delle vittime per ogni mese sale a 15 mila, più o meno il quadruplo di quelle registrate solo lo scorso luglio, considerato dal governo iracheno il peggior mese per decessi del 2006.
Ma rimettendo ad altri luoghi la discussione sull’attendibilità di tali risultati (che prevedono un range di errore molto ampio e sembrano molto lontani anche dalle cifre dell’Iraq Body Count, il database pubblico e indipendente che ‘tiene il conto’, sulla base di quanto riportato da media e fonti militari, degli iracheni morti in seguito ad azioni militari e che li stima al massimo a 49 mila), il dato interessante è uno.
Al di là della verità e dei numeri, lo studio pubblicato da Lancet, i calcoli di IBC e il rapporto del Pentagono Measuring Stability and Security in Iraq dicono la stessa cosa. Affermano che il numero di morti in Iraq sta progressivamente aumentando. Per il Pentagono, per esempio, la media giornaliera è passato da 26 vittime irachene del 2004 a 120 nel 2006.
Per il segretario della Difesa Donald Rumsfeld la ragione è semplice e acquietante. Come ha affermato all'inizio della guerra: "Nulla è perfetto e le cose succedono perché la libertà è disordine". Il fatto è che neppure le prospettive appaiono incoraggianti. Anzi, la situazione sembra destinata a peggiorare. I piani in proposito parlano chiaro: il numero delle truppe statunitensi in Iraq rimarrà invariato, rispetto ai livelli attuali (14 brigate, cioè oltre 140 mila militari tra esercito e marines), fino a tutto il 2010. A rivelarlo è stato il generale Peter Schoomaker, che dichiara: non si tratta di fare previsioni, ma di "avere abbastanza munizioni nel caricatore per potere continuare a sparare fin quando vogliono che spariamo".

Diario.it, 12 ottobre 2006

Raccolto da: burundi a 16:16 | petali | commenti |
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