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Utente: moleskine81
Nome: Giacomo Ambrosino
Questo è un campo dove raccogliere fiori di pace e libertà..è un campo dove seminarli e lasciare che crescano. E' un campo aperto a chi crede in questi valori.

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giovedì, 02 novembre 2006
Parla di fogne, lui!

Parallela all’escalation criminale che sta insanguinando Napoli e sconvolgendo la vita dei suoi tantissimi cittadini degni e onesti, c’è da segnalare l’escalation di insulti e stupidità pronunciate da Roberto Calderoli, ex ministro leghista della Repubblica che schifa:

Domenica 29 ottobre aveva dichiarato: «L'esercito serve più a Napoli che in Libano, Iraq o Afghanistan, per riportare lo stato di diritto. Dopo quello che è successo in questi giorni Napoli non ha più nulla da invidiare al Libano, all'Iraq e all'Afghanistan, per cui, forse, faremmo meglio, al posto che tentare di portare improbabili democrazie negli altri Paesi, a riportare lo stato di diritto in una città e in una regione dove, tranne che i kamikaze, hanno ormai visto tutto. Portiamo il nostro esercito a Napoli, in Campania, e subito dopo chiediamo le dimissioni di Bassolino e della Iervolino per manifesta incapacità di gestire l'emergenza, un'emergenza che non è solo quella dei rifiuti, ma quella del mettere in discussione il diritto stesso della vita. E come si sa il pesce puzza dalla testa» [La Repubblica];

Martedì 31 ottobre, inoltre, aveva detto: «Alla guerra si risponde con l'esercito e con leggi speciali, come si fece a suo tempo con la mafia. [Per frenare l'emergenza criminalità a Napoli bisogna] inviare i reparti speciali reduci dal Kosovo, dall'Iraq e dall'Afghanistan: un posto di blocco a Napoli ormai può essere pericoloso come un check point di Baghdad e questi reduci sono capaci o in grado di affrontarli» [Ansa];

Ieri, mercoledì 1 novembre, infine (e alla grande), ha vomitato la frase seguente: «Napoli è una fogna che va bonificata» [Ansa].

La cosa più odiosa degli interventi di questo onorevole (mentre scrivo questa parola mi viene in mente una smorfia di Totò…) è che spostano sempre l’attenzione dal centro del problema al suo modo di liquidarlo con battute, banalità, qualunquismo e volgarità.
Come ha scritto oggi Antonio Fiore sul «Corriere del Mezzogiorno», fortunatamente non è più ministro, anche se è ancora parlamentare: «Carica che, purtroppo, non è incompatibile con l’idiozia».

Baci e abbracci dalla fogna.

Raccolto da: burundi a 15:58 | petali | commenti (1) |
degenerazioni


Commenti
#1    03 Novembre 2006 - 15:38
 
In Italia c’è chi parla come Roberto Calderoli («I napoletani sono topi che votano da eliminare con qualsiasi strumento. E Napoli è una fogna da bonificare») e chi come Guido Trombetti, ieri (giovedì 2 novembre 2006) tra le pagine napoletane di «Repubblica»:


ECCO L'UNICO ESERCITO DI CUI ABBIAMO BISOGNO

di Guido Trombetti

Tacere o non tacere? Proprio non ce la faccio a star zitto. A costo di ripetermi. Di ripetere cose mille volte dette. L’articolo di Giuseppe D’Avanzo su «Repubblica» di ieri ha avuto su di me l’effetto di un “uppercut”. «Diventata culturalmente plebea Napoli è diventata uno scarto del Paese». No. Pur condividendo parte della sua analisi questa conclusione la considero irricevibile. Napoli non è culturalmente plebea. Non è lo scarto del paese. Napoli è una città in grande difficoltà, certamente. Dove è netta la percezione che lo Stato se c’è si vede poco. La presenza dello Stato si manifesta attraverso simboli oltre che azioni concrete.
I simboli dello Stato sono riconoscibili. Hanno divise o distintivi. La loro semplice presenza dà coraggio. Restituisce fiducia.
Le azioni concrete si deducono da una semplice ricetta. Obbligare tutti al rispetto delle regole. Di tutte le regole. Partendo dalle più elementari.
È chiaro che ci sono varie tipologie di nemici da affrontare.
La grande criminalità. Quella che costituisce e controlla holding immobiliari, economiche, finanziarie. Non ci facciamo illusioni. Senza investire risorse adeguate è dura contrastarla. Se le Procure non hanno uomini e spazi a sufficienza, mezzi informatici adeguati, se le ditte si rifiutano di far la manutenzione perché pagate con mesi e mesi di ritardo, se addirittura mancano i soldi per la benzina nelle auto dei magistrati che speranza c’è di produrre azioni efficaci?
Vi è poi un secondo livello di problema. Quello che rende in alcuni istanti asfissiante vivere a Napoli. Ed è la dimensione pulviscolare che ha assunto il comportamento illecito. Qui da noi non è chiaro a nessuno più dove finisce l’accettabile e comincia l’inaccettabile. Forse è arrivata l’ora di affermare – con buona pace di La Palisse – che tutto ciò che è illecito è inaccettabile. E che l’atomizzazione dei comportamenti illeciti rischia di provocare la disgregazione del tessuto identitario della città. Dalle nostre parti si guarda spesso quasi con compiacente simpatia alla miriade di piccole violazioni della legalità, specie se da parte di minori. Quasi fossero estrosa espressione di napoletanità. Contribuendo a nutrire così il brodo di cultura della cultura dell’illegalità (scusate il bisticcio di parole). Su questo versante occorre combattere una guerra speciale. Per combattere la quale non tanto eserciti di soldati bisognerebbe inviare a Napoli. Ma eserciti di maestri ed eserciti di imprenditori. Perché la scuola e il lavoro sono le medicine di cui Napoli ha bisogno per guarire. E che segnano la presenza alta dello Stato. le medicine che possono eliminare la trasmissione del virus della violenza dalle vecchie generazioni alle nuove.
Le forze dell’ordine sono indispensabili per isolare i focolai di infezione. Ma non sono medicine. Di questo la politica deve prendere atto. Se tutto si riduce a inviare a Napoli più truppe (che pure occorrono) è la resa della politica. È la politica che rinuncia alla sua capacità di intervenire in una dimensione strategica. Di respiro alto. Non prometta quindi solo soldati. Dopo un po’ i soldati andranno via, e tutto sarà come prima.
Napoli non è uno “scarto” dell’Italia. Napoli è lo specchio deformante dell’Italia. Dove i vizi e le virtù vi appaiono amplificati mille volte. Il luogo dove si intersecano piste malavitose che attraversano tutta l’Italia.
Da dove vengono i rifiuti tossici che la camorra fa sparire nelle discariche illegali? Su quali mercati vanno le griffe di contrabbando che vengono prodotte nelle fabbriche clandestine dell’hinterland napoletano? Quale sistema finanziario lava, ricicla e investe i soldi della camorra? Certo non le banche napoletane visto che non ve ne sono. Dove comincia la filiera delle forniture in nero che alimenta gli affari della camorra e le tasche degli evasori?
Non voglio fare una noiosa difesa d’ufficio dei pregi di Napoli. Non posso, però, non ricordare che a Napoli sono presenti straordinarie energie vitali. In tantissimi lavorano sodo, in silenzio, giorno per giorno producendo, in alcuni casi, eccellenze assolute. Certamente i tanti studiosi stranieri che ogni giorno frequentano biblioteche e laboratori delle nostre cinque università e dei numerosi centri di ricerca non considerano Napoli uno “scarto del Paese”.
D’altro canto mi è sembrato di percepire che quelli di D’Avanzo non sono insulti. Ma rabbiose “frustate d’amore” di chi crede che Napoli ha nella parte migliore (e molto estesa) della sua gente la forza di uscire da un momento di grande difficoltà. Sapendo che se Napoli non ce la facesse trascinerebbe con se l’intero Mezzogiorno. E quindi l’intero Paese.
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