
Nome: Giacomo Ambrosino
Questo è un campo dove raccogliere fiori di pace e libertà..è un campo dove seminarli e lasciare che crescano. E' un campo aperto a chi crede in questi valori.
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La strage, ormai, è quotidiana. Poco fa sono state ammazzate altre tre persone nel napoletano. Il Presidente Napolitano si dice angosciato e sempre più insistentemente si parla di inviare l’esercito a Napoli.
Sandro Ruotolo sul suo blog ha scritto parole sconfortanti: «Napoli è persa. Non si tratta più di alzare bandiera bianca. C'è una classe dirigente che non sembra all'altezza della situazione che è degenerata oltre misura. Non c'è solo "o sistema" da contrastare. La camorra divisa in una miriade di clan che non ha più regole, codici. C'è una violenza diffusa, un imbarbarimento complessivo della società sul quale si dovrebbe interrogare il ceto politico. […] A Napoli invocano l'esercito. Non serve. La città è sommersa da cumuli di immondizia. Non è più accettabile parlare di emergenza rifiuti» [continua qui]. E poi, ancora a riguardo dell’invio dell’esercito, ha aggiunto: «Una cosa è la camorra, un'altra è il tabaccaio che reagisce alla rapina, un'altra cosa è il ragazzino che per gelosia ammazza il rivale. Certo la militarizzazione può rassicurare un'opinione pubblica profondamente turbata che si sente insicura e abbandonata. Ma la militarizzazione del territorio non ha ottenuto risultati soddisfacenti. […] Ci vogliono fermezza, repressione e pene certe ma anche la ricostruzione di un tessuto sociale ed economico per creare le condizioni di una via d'uscita da questa che è diventata una situazione insostenibile dove la violenza è diventata pratica quotidiana. Napoli è ormai oltre ogni limite. Occorrono, e non mi stancherò mai di sottolinearlo, più investigatori, più intelligence. Occorre una presenza continua e non episodica delle forze dell'ordine sul territorio. Occorre che la politica dia risposte. […] Quello che a Roma è illegale a Napoli diventa un optional. Non è più tollerabile. A Napoli mancano le regole, i codici etici. E' saltata la convivenza civile» [continua qui].
| Libano - 12.7.2006 |
| La crisi si espande |
| Rapiti due militari israeliani durante un attacco dal Libano del Sud. Israele minaccia una dura rappresaglia |
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Ancora rapimenti. I rapitori hanno chiesto il rilascio di alcuni prigionieri politici, mentre i vertici politici e militari israeliani hanno annunciato una dura risposta e le unità navali hanno cominciato a cannoneggiare la zona degli Hizbollah. Mentre non si conosce ancora la sorte del caporale Shalit, rapito a Gaza, altri due soldati d’Israele sono stati rapiti. La popolazione libanese si aspetta una punizione simile a quella che è toccata alla popolazione di Gaza, come emerge da alcune testimonianze telefoniche raccolte da PeaceReporter. “Sicuramente ora in Libano accadrà qualcosa di molto pericoloso”, dichiara Ahmad, 35enne di Tiro, “la gente qui ha paura che possa succedere quello che è accaduto a Gaza. Non so perché Hizbollah abbia fatto questo, forse ci saranno attacchi militari, ma non credo che Israele tornerà a occupare la nostra terra”. Se alcuni temono la reazione, altri appoggiano in pieno l’attacco. “E’ stato un buon colpo, un'ottima operazione”, risponde Abdallah, 22enne di Saida, “vogliamo che i nostri compatrioti prigionieri tornino a casa. Non temiamo nessun attacco e non abbiamo paura di lottare contro di loro. L’importante è liberare le fattorie di Chebaa (occupate da Israele nel 1967) e i nostri prigionieri”. Secondo Wissam, un 22enne che vive nel campo profughi di Rashidiyye, “abbiamo cominciato i festeggiamenti appena è giunta la notizia dell’azione di Hizbollah. Tutti i palestinesi in Libano non hanno paura”.
Sempre peggio. Lontano dal Libano meridionale la percezione dei fatti è differente. Elie, 19enne di Beirut, racconta che “non sappiamo ancora bene quello che è accaduto. Ma Hizbollah si comporta sempre nella stessa maniera, sono i soliti. Sono sempre loro a mettere nei guai il Libano. Io a sud non ho neanche amici e non voglio averne”. Non tutti però la pensano così nella capitale libanese e Hussama, 20 anni, dichiara che “a causa degli attacchi israeliani non c’è più corrente elettrica a Kasmiyye, un paesino vicino a Tiro. Là sono già arrivati i carri armati israeliani”. Il tiro dell’artiglieria israeliana ha danneggiato una serie d’infrastrutture. “Hanno distrutto una parte del ponte che collega Kasmiyye e Atani e sono state le bombe israeliane a farlo crollare”, racconta Rania, una 45enne che vive nel villaggio di Sarafand, vicino a quella zona. Intanto Hamas si congratula con Hizbollah per l’azione portata a termine, rallegrandosi del fatto che questo attacco potrebbe alleggerire la pressione dell’esercito israeliano sulla Striscia di Gaza, dove ormai la popolazione civile è allo stremo. Secondo al-Manar, la televisione satellitare di Hizbollah, “l’azione dei guerriglieri non è gratuita e nasce come atto di autodifesa per il cannoneggiamento da parte d’Israele di Aita al-Shaab, Ramieh e Yaroun, tutti villaggi nei pressi del porto di Naqura, ultima cittadina libanese al confine con Israele. Mancano conferme ufficiali rispetto a chi abbia cominciato prima, ma la situazione è grave e la crisi in Medio Oriente sembra allargarsi a vista d’occhio. Dopo la prima reazione israeliana, sarebbero 2 le vittime libanesi.
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