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Qui c'è la pace in cantiere permanente!

Eccomi

Utente: moleskine81
Nome: Giacomo Ambrosino
Questo è un campo dove raccogliere fiori di pace e libertà..è un campo dove seminarli e lasciare che crescano. E' un campo aperto a chi crede in questi valori.

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venerdì, 13 ottobre 2006
Lettera da Giovanni

Carissim*,

 

certi titoli, certe espressioni, certi epiteti li avevo letti ne “L’orda” di Gian Antonio Stella quando erano rivolti agli emigrati italiani in giro per il mondo, e al massimo potevo immaginare che li pronunciassero i razzisti più biechi. Invece ancora oggi, proprio in Italia, ci sono giornalisti di quotidiani nazionali che possono scrivere articoli dal titolo «Un’etnia sempre in cronaca nera»: Augusto Parboni su “Il Tempo” di martedì 3 ottobre 2006 (ma l’ho scoperto solo stasera leggendo BlogFriends).

Vi si descrive quella che è «la razza più violenta, pericolosa, prepotente, capace di uccidere per una manciata di spiccioli»: i rumeni. Questa «razza» «È capace di compiere truffe milionarie grazie all’alta conoscenza delle tecnologie. Non ha paura di nulla, disprezza anche la vita di donne e bambini che non raggiungono i dieci anni d’età. E si appresta addirittura a entrare nell’Unione europea».

Amici, state per vomitare? Lo immagino, ma leggete ancora: «La donna rumena, quando invece riesce a non finire nelle mani dei «padroni», con la sua bellezza dell’Est riesce a incantare anziani ricchi e farsi sposare per ottenere la cittadinanza, e perché no, il conto in banca». Io non ce la faccio più… se volete, proseguite la lettura qui.

Il giorno dopo (mercoledì 4 ottobre 2006) l’ambasciatore rumeno nel nostro Paese Cristian Colteanu ha scritto una lettera giustamente sconcertata e indignata al direttore de “Il Tempo”: qui.

 

Sconcertato e indignato anch’io, vi auguro una buona serata.

G.

 

 

 

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Visita "il Taccuino dell'Altrove"
il mio blog su http://gugg.splinder.com

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news, epistole

lunedì, 02 ottobre 2006
Di nuovo on line...

Ciao ragazzi,

dopo una lunga pausa estiva sono ritornato a rendere questo blog nuovamente pieno di contenuti interessanti e spero di poterlo rendere più aperto di quanto non lo sia già ora.
E' stato un periodo abbastanza particolare, dove tutte le mie forze le ho impiegate sulle attività dell'Arci Masaniello nel mio paese Saviano, con il quale sto organizzando e preparando una manifestazione che durerà 3 giorni e più.. Perchè  3 giorni e più? Perchè questa manifestazione, che si chiama IrRadiARCI, lo abbiamo inteso come cantiere, dove tuttociò che inizierà in quei giorni, ossia il 6-7-8 ottobre avrà un seguito, durerà nel tempo perchè non possiamo fermarci, perchè non dobbiamo consentire che la cultura sia una cosa stagionale.
In attesa della manifestazione, tutti (o quasi) si stanno muovendo per cercare di renderla meravigliosa, chi preparando un cortometraggio, chi invece sta preparando un laboratorio di fotografia e chi invece sta preparando tutti gli stand e impianti per il perfetto funzionamento di quella serata.

Nei prossimi giorni vi farò avere il programma dettagliato, penso domani.. se volete farne parte, contattateci. Saremo lieti di avervi accanto in questo grosso cantiere..

un abbraccio equo

giacomo

Raccolto da: moleskine81 a 16:50 | petali | commenti |
epistole

martedì, 27 giugno 2006
Gino Strada e il gioco delle tre carte.

Afghanistan: il gioco delle tre carte
Gino Strada spiega cosa ci stiamo a fare in Afghanistan e perché dobbiamo andarcene
Scritto per noi
Da Gino Strada
 
Tra le anime belle della politica nostrana, c’è chi si infastidisce se gli si fa notare che stanno per decidere di continuare “la guerra” in Afghanistan. Preferiscono, per il pubblico, chiamarla in altri modi, mascherarla. Mimetizzarla con gli “impegni internazionali” e “le alleanze”, perche’ i cittadini non capiscano che di guerra e non altro si tratta.
Qui qualcuno non dice la verita’. Che siano proprio i nostri politici?                  
 
Enduring Freedom, missione di guerra. La risposta e’ nel sito del Ministero della Difesa (www.difesa.it). Nel capitolo sulle “operazioni militari in atto” (al 25 giugno 2006) si spiega che l’Italia partecipa alla Operazione Enduring Freedom. “Il Comando dell'operazione è affidato al Comando Centrale americano (USCENTCOM) situato a Tampa (Florida, USA)... L'operazione militare è parte della guerra globale che impegna la grande coalizione nella lotta contro il terrorismo, denominata Global War Against Terrorism (GWAT)”.
Questo e’ parlare chiaro. Una guerra locale come parte di una guerra globale. E noi in mezzo, agli ordini.
“E in atto – cosi’ il Ministero della Difesa spiega la situazione attuale in Afghanistan e i compiti delle nostre forze - la terza fase, che prevede l'impiego di unità di terra... Circa le attività volte a neutralizzare le sacche di terrorismo ancora presenti, le possibili basi logistiche ed i centri di reclutamento, la fase, dopo un periodo iniziale di intensi combattimenti, sta evolvendo in operazioni di interdizione di area per la completa bonifica del territorio. Sono operazioni condotte mediante pattugliamenti, posti di blocco ed eliminazione delle residue presenze di Al Qaida, sulla base dell'attività di "intelligence".
In altre parole, i comandi USA, basandosi sui racconti delle loro spie, indicano di volta in volta chi ammazzare, mandando truppe, o qualche aereo a bombardare. E fare a pezzi esseri umani si chiama ora – nel sito ufficiale del Ministero della Difesa italiano – “bonifica del territorio”. Nessun commento.
All'operazione, come ci informa lo stesso sito, “contribuiscono 70 Paesi dei quali 27, tra cui l'Italia, hanno offerto "pacchetti di forze" da impiegare, per la condotta dell'operazione militare vera e propria”.
Inequivocabile.
E allora come mai i politici dell’attuale maggioranza continuano a intorbidire le acque? Hanno forse paura di essere considerati “guerrafondai”?
Scelgono la guerra ma conviene loro farsi credere pacifisti (i guerra fondai dichiarati stanno, questa volta, perlopiu’ all’opposizione).
“Ritirarci dall’Afghanistan significherebbe uscire dalla UE e dalla Nato”
si proclama con toni solenni, come se fosse l’orlo del baratro.
E’ in effetti l’ultima delle scuse. E’ possibile che il “ripudiare la guerra” (quella in Afghanistan, ad esempio) comporti problemi con quei Governi europei e d’oltreoceano che producono una guerra dopo l’altra. E anche con le loro alleanze militari. E allora?
La nostra Costituzione e il suo Articolo 11 vengono prima o dopo le “alleanze internazionali” o “gli impegni NATO”?
Si puo’ fare una guerra perche’ e’ “un impegno preso”?
Il mondo della politica – apparentemente compatto – risponde “si’”.
Si puo’ fare la guerra (se si riesce poi a farla passare come un’opera di carita’, e’ ancora meglio!) se si e’ con la Nato, o con gli USA, o con l’ONU, se la guerra e’ legittima, se e’ per la democrazia, se e’ umanitaria. “La guerra per far finire tutte le guerre” come sentenzio’ il Presidente Wilson cercando (con risultati mediocri) di convincere gli americani ad entrare nella Prima Guerra mondiale.
Le “ragioni” per una guerra, per qualsiasi guerra, non sono mai mancate. Vere o fittizie, dichiarate o meno, se c’e’ una guerra ce ne sara’ pure una ragione. E poi ci sono le varie forme di propaganda di guerra.
Sono convinto che in questi anni moltissimi cittadini, italiani e non solo, abbiano compiuto un grande percorso di riflessione sui temi della guerra e della pace, dei diritti umani, della violenza. Alcune idee si sono fatte largo e sono finite dentro la coscienza di molti, nella loro etica, nel modo di concepire i rapporti tra esseri umani. Una di queste idee e’ che non esista piu’ giustificazione alcuna per la guerra. Ne’ etica, ne’ storica, ne’ politica.
Per quel movimento di coscienze, nessuna guerra sara’ “mai piu’” accettabile ne’ negoziabile. Perche’ sarebbe un’altra perdita di pezzi di umanita’, sacrificata alle misere alchimie della politica.
Se la scelta “contro la guerra” dovesse davvero obbligare l’Italia a uscire dalla NATO, perche’ la NATO intende continuare la guerra in Afghanistan, non mi sembrerebbe una grande tragedia.
Lo sarebbe di certo per buona parte dei politici, ma non per i cittadini italiani. 
Anzi. Scommetto che, dovesse l’Italia uscire dalla NATO, ci sarebbe in Italia una festa di popolo di milioni di persone, a prescindere dalle direttive e dagli anatemi dei politici.
 
ISAF: l'altra faccia di Enduring Freedom. Se su Enduring Freedom non viene detta la verità, tantomeno ciò accade per la missione "di pace" ISAF.
Quando, verso la fine del 2001, l’ONU autorizza per 6 mesi una forza di sicurezza internazionale (ISAF) in Afghanistan, al governo italiano non par vero: finalmente si puo’ essere in Afghanistan sotto l’ “ombrello” dell’ONU, senza dovere rendere conto a nessuno. O quasi.
Perche’ in realta’ la missione ISAF e’ solo una manovra, un “gioco delle tre carte”.
Alla riunione che il 20 dicembre 2001 approva la Risoluzione 1386, i membri del Consiglio di Sicurezza si trovano sul tavolo una lettera in cui gli inglesi si propongono di assumere il comando dell’ ISAF. Ma a comandare e’ sempre il Padrone, e’ chiaro. Perfino esplicito. Nella stessa lettera, resa nota dal Dipartimento di Stato USA, viene precisato che: “Per cio’ che riguarda i rapporti tra le forze dell’ ISAF e altre forze operanti in Afghanistan in Enduring Freedom… per ragioni di efficienza, il Comando Centrale degli Stati Uniti avra’ autorita’ sulle forze ISAF”. Tu sei il comandante, ma io ti comando.
Un trucco sopraffino: l’ONU mette in piedi, su richiesta USA, una forza ONU per l’Afghanistan; gli inglesi, che partecipano a qualsiasi guerra made in USA e che sono pertanto in Enduring Freedom, si offrono di guidarla (e come rifiutare tanta generosita’?); le truppe dell’ISAF (quelle dell’ONU) guidate da un inglese, prendono poi ordini dai militari USA, mandati li’ non dall’ONU, bensi’ dal Pentagono.
Aderiamo, secondo i desideri del Padrone, anche alla missione ISAF. Figurarsi, manna dal cielo! Avevamo gia’ deciso di entrare, in modo ancora piu’ illegale, con Enduring Freedom. Adesso arriva l’ombrello dell’ONU a giustificarci.
Nell’agosto del 2003, la missione ISAF entra nella terza fase (anche lei, come Endruing Freedom: ma guarda un po’ che coincidenza) e passa sotto il comando della NATO. Con i compiti che ben sappiamo, ce li hanno gia’ assegnati: combattere gli insurgents, quelli che si ribellano in qualsiasi modo e a qualsiasi titolo alla pax americana, e portare avanti la “guerra al terrorismo”, il lavoro di Enduring Freedom.
Poco importa, siamo comunque felici dello “scudo” rappresentato dalla NATO: per sentirci piu’ tranquilli, in regola, quando si dovra’ sparare parecchio.
Il momento sembra arrivato. Il “lavoro” che attende le truppe NATO, e che ci attende, non sembra facile neppure agli USA, se il Washington Post scrive: “Ne deriverà una battaglia per il controllo del sud, cruciale per l’Afghanistan e per la Nato”.
Con l’avvicinarsi della battaglia cruciale - un’altra “madre di tutte le battaglie” ? – non e’ casuale che le truppe NATO, ex ISAF, ex Enduring Freedom si ritrovino, cinque anni dopo, un comandante di nuovo inglese, che sara’ poi sostituito, verso la fine dell’anno, da un comandante USA. Eh si’, quando il gioco si fa duro...
Cosi’ anche ai “nostri ragazzi”, sotto il comando dei militaristi piu’ convinti, spettera’ il compito di estendere “il controllo del governo Karzai” e di “rimpiazzare” gli USA nelle operazioni di contro- insurrezione.
“Restate, chiedete rinforzi” ci sta domandando ora il Padrone, e ci assicura che stavolta saremo anche noi “in prima linea“ perche’ le sue truppe intendono passarci il testimone.
Anche noi adesso abbiamo l’occasione per sederci al tavolo dei grandi, “chi non spara non e’ di serie A” come dice Luttwack.
Enduring Freedom, ISAF, NATO: perde, sbaglia, la carta bianca vince! Proprio come nel mezzanino del metro’. Poi i politici possono  sguazzare tra articoli e codicilli alla caccia di qualcosa che giustifichi scelte gia’ decise, e i cittadini capiscono sempre meno.
 
Fuori l’Italia dalla guerra, senza ‘se’ e senza ‘ma’ Dira’ si’ o no a “finire il lavoro” lasciato incompiuto (per la verita’ un fallimento totale anche sul piano militare) dall’ Alleato-Padrone? Siamo alla vigilia di  “grandi offensive”, dicono i comandi USA, e non si puo’ dubitarne.
Il Governo sta per decidere – con il rifinanziamento della missione militare in Afghanistan - se mandare militari italiani a combattere, per conto degli USA e sotto il loro comando, i “nemici” che le forze USA, di volta in volta, additeranno come soggetti da eliminare. E se mandarli a combattere per proteggere “gli amici”. Criminali quanto i nemici ma servili quanto noi, e quindi dalla parte “giusta”.
Non e’ strano che il Governo sia in difficolta’.
Molti tra loro vorrebbero, col senno di poi, non essersi mai infilati anche nel “pantano” Afghanistan. Ma cinque anni fa la maggior parte di loro ha votato di tuffarcisi dentro entusiasticamente, approvando una Risoluzione (7 novembre 2001) che restera’ nella storia della Repubblica come  esempio di stravolgimento, in una sola pagina, della Costituzione Italiana, dello Statuto dell’ONU e delle risoluzioni del suo Consiglio di Sicurezza.
Della situazione difficile in cui ci troviamo in Afghanistan, e da cui non e’ facile uscire, molti politici dell’attuale maggioranza sono corresponsabili. Da qui nasce la prima difficolta’.
L’altra difficoltà, per i governanti di oggi, e’ tutta interna. Tra pochi giorni devono andare in Parlamento e votare un documento importante.
Non tanto per il suo contenuto. Per molti parlamentari dell’attuale maggioranza, quello che si decidera’ e’ in un certo senso secondario. La cosa piu’ importante, quando non la sola importante, e’ che il documento del Governo, quale che sia, venga approvato.
Non si puo’ rischiare di “andare sotto e far cadere il Governo” e’ voce di popolo. Non si puo’ rischiare.
Quindi bisogna incominciare a fare rinunce, cercare compromessi, delineare una exit-strategy, o un modo per toglierci dai guai, per essere piu’ chiari.
Sembra un vicolo cieco. Perche’ il vero problema su cui la politica sta annaspando e’ la necessita’ di inventare un trucco. Una formula per poter tenere i militari a fare il lavoro per il Padrone, dando allo stesso tempo un carota a quella parte della maggioranza che sa – dovesse votare per il rifinanziamento – di trovarsi in linea di collisione con i propri elettori.
Ma se “la Patria vuole sacrifici”, che cosa non si farebbe per fare stare in piedi un Governo, specie quando la sua “stabilita’” e’ considerata l’obbiettivo primario da raggiungere?
Cosi’ in quell’area politica normalmente associata (o forse non piu’,  potremo capirlo meglio dopo il voto) al “pacifismo” tira aria pesante di suicidio.
Non e’ principalmente un problema di uomini di partito, ma di cittadini, di elettori, di coscienze.
Se i partiti di quell’area votassero per la guerra, ne pagherebbero un prezzo politico e di consenso devastante. Un prezzo ancora maggiore finirebbero col pagare se cercassero di truccare le carte, di fare passare  inosservata o cammuffata la scelta della guerra.
“No alla guerra, senza se e senza ma” e’ espressione certamente efficace. Oggi si puo’ darle concretezza.
Essere contro la guerra – prima ancora che un obbligo costituzionale - mi pare il discrimine tra civilta’ e incivilta’, tra le cose umane, per brutte che siano, e quelle dis-umane. Rifiutarsi di avere qualsiasi ruolo nel produrre violenza e omicidi di massa, pulizie etniche e genocidi, stupri e torture, mi sembra insieme un valore primario di specie e una garanzia di sopravvivenza, da custodire entrambi gelosamente.
Non si tratta di un valore di “destra” ne’ di “sinistra”.
Ma possono la coscienza e l’intelligenza rifiutare l’orrore della guerra a giorni alterni? Una guerra si e una no, questa guerra e’ diversa, in quest’altra il nostro ruolo e’ diverso, qui siamo forze ONU e la’ forze NATO, gli impegni internazionali, le alleanze, questa guerra e’ giusta...
Basta alle nostre coscienze sapere che i soldati italiani hanno il bollino ONU, per rendere “accettabile” la partecipazione alla guerra in Afghanistan?
Negli ultimi anni e’ maturato un importante movimento di persone che non vuole piu’ saperne della guerra ne’ della “logica della guerra”, della logica del togliere agli altri quello che hanno, o quello che potrebbero avere, fino a togliere loro anche la vita. Questo movimento rifiuta di aggredire economicamente, militarmente e moralmente, di sfruttare altri esseri umani.
In questo movimento sono state rifiutate tutte le “ragioni per la guerra”, le sue giustificazioni. Per questo credo che un voto per la guerra sarebbe un macigno per quella area politica che ha piu’ volte dichiarato sintonie col movimento per la pace.
Rifiutate la guerra “umanitaria” del centrosinistra e quella “per la civilta’” del centrodestra, rifiutata la guerra bipartisan “al terrorismo”, puo’ il movimento accettarla oggi “perche’ non cada il governo italiano”?
Nel nuovo modo di pensare di milioni di persone, la “questione guerra” e’ stata “risolta”, da tempo e per sempre.  Perche’ cio’ che ogni guerra produce e’ talmente ripugnante che nessun fine, neppure il piu’ nobile, potra’ mai “giustificarla”. Ci potranno essere guerre legali o perfino legittime – le leggi cambiano - ma non ci saranno mai guerre giuste. Per questo, nessuna guerra e’ negoziabile.
Dopo cinque anni di evidente fallimento del nostro intervento in Afghanistan – con il risultato paradossale che i supposti militari “in missione di pace” sono visti con sempre maggior insofferenza - il mondo della politica dovrebbe – se non altro per buon senso - provare un approccio diverso..
Vuole il Governo, per qualsiasi ragione, scegliere di stare ancora li’, a fare servilmente la guerra per conto terzi? Vogliono vedere “altro sangue italiano in Afghanistan” (e forse non solo) come poi titolerebbero le prime pagine dei nostri quotidiani, per “estendere il controllo del governo Karzai”?
Sta a loro decidere. Penso solo sia mio dovere, come cittadino che fa parte del popolo di Emergency e del movimento per la pace, riaffermare che chi scegliera’ la guerra lo fara’ not in my name, non a nome mio

Raccolto da: moleskine81 a 13:04 | petali | commenti |
epistole

martedì, 06 giugno 2006
cari amici...

Cari amici,

sinceramente mi dispiace raccontare ora qualcosa di bello dopo un post del genere. Ovviamente mi riferisco alla morte dell'ennesimo soldato italiano, ucciso da una bomba. L'ennesima.  Sinceramente, come già detto in qualche post precedente, non so esattamente cosa dire..o per meglio dire non so dare soluzioni, anche perchè vedo che neanche chi governa e comanda riesce a risolverla..(ammesso che non tutti vogliano porne fine). Dobbiamo sperare, pregare..(già, lo faccio poche volte), ma dobbiamo farlo. Dobbiamo pregare qualcuno affinchè finisca tutto questo dramma; dobbiamo pregare affinchè qualcuno ponga fine a questo tiro al bersaglio; dobbiamo pregare e dire BASTA!!!! Anche se contrario ai nostri soldati lì...che dire, sono vicino ad Alessandro e a tutti gli altri soldati, italiani e non, morti in questo conflitto, come sono vicino anche a tutti i civili che non hanno nulla a che fare con questa pagliacciata.
Mettiamo le armi a terra. Tutti. Chi ha poi il coraggio di sparare? Certo..mi direte che il coraggio ce l'hanno, eccome..ma è la mia piccola preghiera.

PS. La cosa bella era che venerdì è andata bene..a papà la casa è piaciuta anche se ovviamente non poteva esimersi dal commentare "è piccola, però..".. Pazienza! Lo abbiamo preso anche per la gola..con Pasta alla siciliana, cotolette regine (poi vi scriverò la ricetta) e un ottimo tiramisù, tutto affiancato da un ottimo vino rosso.  Certo..dopo mangiato è andato subito a casa..ma non potevo aspettarmi altro..che dire, sono contento.

Un abbraccio equo a tutti!!!

vi voglio bene.

Raccolto da: moleskine81 a 18:12 | petali | commenti (1) |
pensieri, epistole

martedì, 30 maggio 2006
Luna Park in Kabul

Cari amici,

oramai non c'è più verso di poter cambiare la situazione in Iraq; una situazione che vede protagonisti i soldati e i ribelli che presi da una sfida al tiro al bersaglio, stanno causando stragi continue che hanno dell'agghiacciante.  E' impensabile che dei soldati dopo aver travolto con il loro carrarmato due persone all'interno dell'auto ammazzandole, aprano il fuoco sui civili che si erano permessi di lanciare qualche sasso. Risultato?
8 MORTI E 100 FERITI.
Sembra quasi di essere al Luna Park dell'orrore e della crudeltà, un luna park lontano dalla gioia e dalla doppia faccia di Disneyland Resort Paris. Speriamo che questi mangiatori di fuoco in mimetica tornino a casa al più presto. Per il bene di tutti.

Giacomo

Raccolto da: moleskine81 a 15:35 | petali | commenti (1) |
pensieri, epistole

Bisogna cambiare..

Cari amici,

non so voi ma io sono abbastanza soddisfatto di questo risultato elettorale che ci ha visto trionfanti in 14 capoluoghi su 4. Una vittoria amplificata dal successo delle grandi città come Roma, Napoli e Torino e dalla sconfitta in città di peso come Milano e Palermo.

Un risultato, questo avuto nella città siciliana, che ha dell'incredibile; ancora una volta la Sicilia ha deciso che a guidarli doveva essere Cuffaro. Ancora una volta i siciliani si fanno governare da una persona dall'aspetto mafioso. Com'è possibile? Perchè tanta ostinazione? Perchè questo bel paese non riesce a voltare pagina? Intanto anche noi a Saviano (NA) stiamo vivendo un momento abbastanza particolare; una situazione anche abbastanza paradossale che ci porterà ad un anno di commissariamento, durante il quale l'amministrazione sarà congelata. Cosa accadrà? Noi di Rifondazione Comunista ci stiamo muovendo per cercare di costruire qualcosa di diverso che porti ad un cambiamento radicale nelle menti dei nostri cittadini troppo attaccati alla presenza e alla non cultura di Carmine Sommese e della famiglia Buglione. Noi intanto ci proviamo.

Poi si vedrà.

Un saluto equo

giacomo

Raccolto da: moleskine81 a 10:18 | petali | commenti (1) |
pensieri, epistole

lunedì, 29 maggio 2006
piccoli pensieri per voi..

Cari amici,

in questo momento penso a quanto vorrei essere da qualsiasi altra parte del mondo. Sono nervoso e mi sento abbastanza inutile e non so neanche dirvi il reale motivo. Mah. Forse perchè non riesco a dare il meglio di me, forse perchè questa nuova responsabilità, nonostante la gioia, mi sta togliendo energie vitali per il resto. Non ve lo so dire. O forse perchè vorrei fare altro nella mia vita ma purtroppo non posso. O forse perchè vedo che in questo momento nel mondo non sta cambiando nulla. E non lo scrivo considerando le guerre etc.. ma piuttosto i piccoli gesti quotidiani, di quelli della gente, dei comportamenti che assumono, e lo vedo anche nelle scelte politiche.
Mentre vi scrivo controllo gli exit poll di queste elezioni...mamma mia!! E' agghiacciante vedere che in Sicilia ce l'ha fatta ancora una volta Totò Cuffaro.. che non è proprio uno stinco di santo. Fortunatamente nel resto delle votazioni ce la sta facendo il centro sinistra, anche se avrei preferito un cambio a Napoli, sempre restando nello stesso schieramento. Ma purtroppo non è possibile..non sarà così. Mi auguro solo che sarà un nuovo governo giusto ed efficace per questa città che oramai vive nello sbaraglio.
Beh,  come ultima cosa vorrei fare un piccolo commento su Anna Franzoni. Si è messa a fare la baby sitter...vi rendete conto??? Ora non voglio neanche prendermela con lei..ma con la gente che, convinta della sua innocenza, affida i propri bambini ad una persona che è ancora sotto processo per l'omicidio del proprio figlio.
Riusciremo a uscirne vivi? Mah..
un saluto equo

vostro giacomo

Raccolto da: moleskine81 a 17:43 | petali | commenti (1) |
dedichiamoci, epistole

sabato, 13 maggio 2006
Fuori da qui!!!

Iraq e Afghanistan: via subito!
"La vera protezione per i nostri militari non sta nelle blindature, ma nel riportarli a casa"

di Paolo Busoni*

Italiani in IraqSei morti in otto giorni devono far riflettere non sulla escalation del terrorismo che le “fonti di intelligence” avevano - come al solito - preventivamente segnalato, e che noi, gente normale, finiamo per conoscere sempre dopo. Quanto sul fatto che questi episodi non siano capitati prima: fonti - stavolta sì - solitamente bene informate nelle forze armate, andavano dicendo che nel periodo della campagna elettorale i “nostri” se ne stessero al riparo. Le attività ridotte al minimo per non offrire occasione, sia in Iraq che in Afganistan, per “incidenti” che avrebbero turbato la già più che combattuta campagna elettorale. Ve lo immaginate il ministro Martino o qualsiasi altro membro del Governo, convinto assertore della nostra presenza in quelle aree, se una cosa del genere fosse capitata ai primi di aprile?
Ora è diverso, il governo si è dimesso e poi qualcosa si deve pur fare, anche perché ci sono gli impegni presi con gli alleati e con le seppur inconsistenti autorità locali: ad un certo punto bisogna uscire dalle caserme. Italiani in IraqFuori è tutto normale, cioè c’è una normalissima guerra contemporanea, di quelle che non sai mai chi può essere tuo amico o nemico e dove il controllo del territorio è la vera posta del gioco. Fuori ci sono terroristi, ex-nemici sconfitti, signori della guerra e criminali che da questa melma hanno solo da guadagnare, non puoi sapere da chi proverrà l’attacco, si conoscono solo i metodi visto che tutti si riforniscono di armi negli stessi “negozi”. Che si tratti di una mina radiocomandata, di un razzo Rpg, di un colpo di mortaio o anche di una sola fucilata, come capitò al sergente Cola, l’essenza della situazione - la guerra - non cambia. E’ inutile riempire i comunicati stampa di allocuzioni gergali come “dispositivo esplosivo improvvisato” o morte per “shock termico” sperando di far trapelare il messaggio che le nostre siano vittime, per così dire, “speciali” o particolarmente sfortunate. Sono saltate su una mina, sono state bruciate da un razzo anticarro a carica cava, contro i quali i nostri mezzi non sono capaci di opporre resistenza: lo “scarrafone” il veicolo colpito in Iraq, è protetto meno di un furgone portavalori di quelli che vediamo fuori dal supermercato e il “puma” degli alpini non è molto meglio.
Caduti in guerraMa la vera protezione non sta nelle blindature: la dobbiamo dare noi cittadini impedendo di esporre, per la stupida vanità di partecipazione al “grande gioco” diplomatico o per gli oscuri interessi economici di élites economiche, il nostro paese alla guerra. E’ il primo passo per dare un senso ad un vecchio slogan, mai come oggi attuale: fuori l’Italia dalla guerra, fuori la guerra dall’Italia. E’ possibile: basta avere il coraggio e la pazienza di ricordarlo continuamente a chi abbiamo appena eletto ai vertici di questa nazione, che non se ne dimentichi mai.

*Paolo Busoni è uno storico militare, collaboratore dell'organizzazione non governativa Emergency

Raccolto da: moleskine81 a 10:20 | petali | commenti |
epistole

venerdì, 21 aprile 2006
Bentornato...

Bentornato Giacomo,

Heilà bloggers,

come ve la passate? Spero alla grande. Io, a parte qualche piccolo intoppo nella vita di tutti i giorni, me la passo bene, tanto che ho preso casa con la mia dolce compagna e fra poco andremo a viverci stabilmente.
E' un po' di tempo che non mi faccio vivo su questo blog, o per meglio dire, è un po' di tempo che non gli permetto di vivere e farsi sentire e leggere da tutti voi. Non so esattamente il motivo, forse mancanza di voglia, o forse ero troppo preso da altri progetti che, non per colpa mia, man mano stanno sfumando. Già, proprio così, mi riferisco ad un progetto che ho sentito mio sin dall'inizio ma che fondamentalmente da solo non posso portare avanti. Troppe spese da effettuare e troppo tempo da dedicarci, proprio ora che mancano entrambi. Il progetto si chiama "Oltre-libertà d'espressione".
Un blog nato in contemporanea con la riedizione del giornale del gruppo di Rifondazione del mio paese, oramai arrivato al terzo numero che ha suscitato consensi e critiche. Ora il mio gruppo sembra troppo preso da queste elezioni che in fondo un po' ha gasato tutti, lasciando un'amaro in bocca che non possiamo nascondere. In fondo avevamo pronosticato una vittoria schiacciante, invece..gli esiti li conosciamo tutti, nonostante siano stati positivi.
Ho ripreso questo blog perchè lo sentivo troppo mio e vicino, attaccato a pelle, quasi come un marchio a fuoco per poterlo lasciar navigare spento sul web.
Ora sono in ufficio e fra pochi minuti vado a pranzare..ma ora sono rinato e un po' di voglia me l'ha fatta venire, oltre alla mia compagna Laura e alla casa e a quei pochi amici buoni che ti sono vicini, anche una persona che ho conosciuto da poco ma che è diventata subito amica. Si chiama Giovanni, un' antropologo molto in gamba, proprietario (se proprio vogliamo utilizzare questa parola) di due blog: gugg.splinder.com e campania.splinder.com (con il quale collaboro come giornale Oltre).
Ora vado..
un abbraccio equo!

Raccolto da: moleskine81 a 11:19 | petali | commenti (1) |
epistole

mercoledì, 11 maggio 2005
Il Subcomandante Marcos scrive....

Una sfida per la dignità
Il Subcomandante insurgente Marcos scrive all'Inter
  
  
  
 
 
Alle donne e agli uomini dell'Internazionale F.C.di Milano
 
Sorelle e fratelli
Vi mando un saluto a nome dei bambini, degli anziani, delle donne e degli uomini dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, e il mio.
Abbiamo saputo che nel mese di marzo una rappresentanza del Vostro Club di calcio ci farà visita.
Vi porteranno loro questa lettera.
E' molto tempo che volevamo scrivervi per ringraziarvi dell'appoggio che avete dato alle comunità indigene del nostro Paese che è il Messico, e in modo particolare dell'aiuto che avete dato agli indigeni zapatisti.
E' stato per noi un onore che donne e uomini come voi abbiano fatto visita ai nostri  villaggi e ci abbiano stretto la mano.

 Dopo avervi salutato e ringraziato vi scrivo per sfidarvi formalmente ad una partita di futbol tra la vostra squadra e la selezione dell' Ezln, in un luogo, in una data e ad un'ora che definiremo.

Visto l'affetto che sentiamo per voi, siamo disposti a non farvi una goleada, ma a sconfiggervi con una sola marcatura, non troppo impegnativa, in modo che il vostro nobile affetto non ci abbandoni.

In più, dopo la partita, vi offriremo generose razioni di Pozol Agrio (una bevanda estremamente energetica a base di mais fermentato dal sapore più aspro dello yogurt naturale ndr).
Che sia sul suolo italiano o su quello messicano, la partita avrà luogo secondo le leggi e i regolamenti internazionali vigenti.
Chiariamo però che il pallone per la partita lo dovrete portare voi: i nostri sono infatti tutti bucati.

 Spero che accetterete questa sfida sportiva e che non vi precipitiate a vendere i diritti televisivi e radiofonici della partita perché l'esclusiva dell'evento spetta al Sistema Televisivo Intergalattico Zapatista (l'unica televisione che si legge).

In attesa di una vostra risposta, continueremo ad allenarci nei rigori (infatti dovremo per forza superare i tempi supplementari, per far godere appieno l'evento agli spettatori e ai tifosi). Prepareremo anche grandi feste per quando segneremo il nostro primo gol.

Vogliate gradire il nostro affetto, la nostra ammirazione e i nostri ringraziamenti. E un abbraccio.


 
 
Dalle montagne del Sud Est Messicano
 
Il Subcomandante Insurgente Marcos 
 

 Subcomandante Marcos  squadra femminile Ezln
 premiazione1  premiazione2

Raccolto da: moleskine81 a 22:00 | petali | commenti (1) |
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