
Nome: Giacomo Ambrosino
Questo è un campo dove raccogliere fiori di pace e libertà ..è un campo dove seminarli e lasciare che crescano. E' un campo aperto a chi crede in questi valori.
Almasincuerpo blog
Amelie Poulin
Amnesty International
Amref
Anne Geddes website
Arci Masaniello Web Radio
Arcoiris tv
¡Ya Basta!, Ejército Zapatista de Liberación Nacional
Banche armate
Beppe Grillo blog
Briciola nel latte
Campagna Sudan
Campania blog
Cantieri sociali
Ciao Africa
Circuito Jazz
Comitato Fermiamo la guerra
Comitato referendum per il sì
Commercio equo e solidale
Emergency
Ente Nazionale Protezione Animali
Erosepsiche
E_writers
Fortress Europe-Bollettino migranti
Haisfondatolaporta
Il Manifesto
Il Taccuino dell'altrove
Ilo
Internetbookshop
Ironiafollia
Janus
Kahlil Gibran - Il Folle
La Duchessa di Bloomsbury Street
La grande famiglia
LaMusaMaldestra
LAV
MAIA
Medici senza Frontiere
Minimum fax
Mobbing-Sisu-Mobbing nel mondo del lavoro
Modena City Ramblers
MolleIndustria
Mybrother
No Tav
Obiettivo Saviano
Occhidaorientale
Oltre- libertà d'espressione
Ospitale delle Rifiorenze-Ostello
Oxfam
Parte in causa
Peacelink
Peacereporter
Più diritti
Poesia e mobbing-il blog di Giovanna Nigris
PRC
Rosazzurra
Soffittamemoria
Sono-solo-canzonette
Stampa alternativa
Tappetta
TerrediMezzo
Unimondo
Veronikedecidedimorire
Wikipedia
WWF
visitato *loading* volte
| |
| Dichiarazione Universale Diritti dell'Uomo |
Segnalo da «La Repubblica» di ieri (venerdì 10 novembre 2006) una di quelle notizie che hanno il potere di farmi innervosire terribilmente e allo stesso tempo sfiancarmi per la delusione. È come un tradimento. Doppio.
ROMA - "Sono rimasta strabiliata che l'8 per mille dato dai cittadini italiani per l'arte, la cultura e il sociale sia andato in gran parte per la guerra in Iraq e solo una minima parte per la fame nel mondo". Lo ha detto il presidente del Fai, Fondo per l'ambiente in Italia, Giulia Maria Crespi aprendo a Roma il convegno nazionale sul tema "La riscossa del patrimonio. Beni culturali, paesaggio e rilancio economico". "A rivelarmelo è stato Enrico Letta - ha aggiunto - il quale a suo tempo lo aveva riferito in una conferenza stampa ma era stato riportato solo in un trafiletto di giornale".
Le parole di Letta. "Il Consiglio dei ministri di oggi ha affrontato la questione dell'8 per mille per quel che riguarda la quota statale", disse lo scorso 31 agosto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta. "Questa quota - aggiunse Letta - all'incirca 110 milioni di euro, con le finanziarie degli anni scorsi è stata decurtata, e i fondi usati per altri scopi", rispetto a quelli previsti: restauro dei beni culturali, lotta alla fame, assistenza ai rifugiati, calamità naturali.
Per questo, secondo il sottosegretario, "abbiamo trovato soltanto 4,7 milioni di euro sugli oltre 100 che dovevano essere disponibili". Una scelta, sottolineò Letta a proposito del precedente governo, "che si commenta da sola, e che noi critichiamo".
Questo, proseguì Letta, "a fronte di 1.600 domande per oltre 630 milioni di euro". Una situazione che ha costretto il governo Prodi a fare delle scelte: "Abbiamo deciso di usare i 4,7 milioni di euro solo per un capitolo dei 4 per i quali vengono impiegate queste risorse: l'assistenza ai rifugiati e le calamità naturali".
Legambiente. "Sicuramente quando hanno firmato per l'8 per mille allo Stato non pensavano di andare a finanziare la missione in Iraq. Un grave inganno per gli italiani", afferma Roberto Della Seta, presidente di Legambiente. "Se la denuncia della signora Crespi fosse vera - continua Della Seta - si tratterebbe di un atto gravissimo non solo per l'effetto diretto, e cioè i soldi sottratti ai Beni culturali, ma anche per quello indiretto che si traduce nell'aumento della sfiducia dei cittadini verso le istituzioni".
Da «La Repubblica» di ieri, venerdì 26 maggio 2006, pag. 19
Rosetta, la mamma della città
contro il poliziotto-senatore
La sinistra si fa in due, in bilico palazzo San Giacomo
di Antonello Caporale
Napoli – Attenzione, attenzione: in tutti i gazebo della città è finalmente in distribuzione il cd “Napoli nel cuore”. La compilation di Silvio Berlusconi è il segno dell’attenzione e un modo (testuale) «per offrire ristoro ai cittadini che in tutti questi anni hanno subìto nelle orecchie la voce della Iervolino». L’ammuìna berlusconiana, intonata e romantica, allieterà gli automobilisti bloccati nel traffico, la vendita di pizzette fritte, borse contraffatte, cineserie varie. Forcella, Quartieri Spagnoli, il Pallonetto, Scampia. Napoli canta, Napoli canta da sempre e continuerà a farlo con allegria e spensieratezza.
Nel turno di schedina del 28 maggio l’unica partita che autorizza una doppia è questa qui. Se infatti Roma è di Veltroni, la Sicilia di Cuffaro, Torino di Chiamparino e Milano della Moratti, Napoli di chi è? Ma prima e soprattutto: Napoli adesso com’è? Stanca, delusa, e soprattutto ferma.
La borghesia produttiva da sempre ha come unica vocazione l’edilizia. Se gli togli il cemento, la costruzione e la ricostruzione, se gli vieti la speculazione, si blocca e si lascia morire di inedia. Il Pil della città per un terzo è costituito dai fondi regionali, per un altro terzo dal frutto della delinquenza organizzata. Quel che resta è il fatturato dell’industria e dei servizi. E si può dire di tutto di Rosetta Russo Iervolino, ma non che abbia trafficato con i costruttori: «Ho dato calci negli stinchi, ho vietato la speculazione a Bagnoli, ho fatto approvare il piano regolatore generale. Adesso ci sono le regole. Infatti i loro giornali mi trattano male».
Il centrosinistra decise cinque anni fa di mandare Rosetta a piazza Municipio. Una donna dalle mani pulite, onesta oltre ogni dubbio, e dalle mani ferme, era stata infatti un buon ministro dell’Interno. Ma quando è ritornata nella sua città, che non frequentava così spesso, e si è diretta al Municipio, i pregi della sua figura dolce e comprensiva hanno contribuito a farne la mamma più che il sindaco di Napoli. Mamma dei partiti, che in Campania e soprattutto in questa città offrono il peggio della loro mercanzìa. «Qualcuno era sfaticato, sì lo ammetto. E dico che se rivincerò cambierò molte poltrone, userò di più
Mamma della città. C’era una manifestazione improvvisa? Abbiate pazienza. Un corteo non organizzato? Abbiate pazienza. Un assessore sfaticato o un netturbino negligente? Pazienza. Un’opera che non partiva? Comprensione. Troppo buona, troppo mamma che ha condiviso con la città tutti i suoi difetti e raccolto con il suo operato anche il senso e gli atteggiamenti di un modo di vivere, e persino interpretato il vezzo diffuso, la postura verbale partenopea verso il figlio scapestrato: ogni scarrafone è bello a mamma soia. Buoni e cattivi, son tutti figli. È parsa così. E in altri momenti è parsa come quelle donne urlanti dei vicoli: vatt’a buscà o’ pane! Fai qualunque cosa, lecita o anche illecita, basta che porti a casa i soldi.
Qualunque cosa. E così questa città che pure ha avuto quattro nuove stazioni di metropolitana, un piano colossale di restauro degli edifici, 1016 palazzi finanziati nella manutenzione straordinaria, che ha visto aperti nuovi e magnifici musei (il Madre è senza dubbio il più prestigioso), con un nuovo piano regolatore e un’idea di sviluppo compatibile e sostenibile, è parsa più disordinata e sporca di ieri, più insicura e povera, più debole e fragile.
È solo parsa? Lo è. Tanto che il centrodestra adesso propone, oltre alle canzoni, un ex questore come sindaco. La mano finalmente ferma, la voce forte e sicura di Franco Malvano. Un uomo della borghesia lontano dai partiti, con uno staff elettorale che fa perno solo sulla famiglia: la moglie, i figli, i parenti stretti. Malvano riceve nel clima rarefatto del Jolly Hotel. Lusso contro povertà, silenzio nella città del rumore. Malvano però gira in motorino: «Conosco una per una le buche della città. Che non deve mai più essere una discarica come adesso si presenta».
Un poliziotto sarà la carta vincente? «Beh, ha fatto il questore per tanti anni, aveva la possibilità di lottare corpo a corpo contro
Ma Napoli è sempre Napoli. E infatti solo qui la politica, che darà sì un lavoro precario ma molto ben pagato, è rappresentata da ottomila candidati. Al comune, alle nuove municipalità che hanno sostituito le circoscrizioni. Ottomila. E di questi oltre duecento, la conta è della questura ed è ancora purtroppo parziale, sono ineleggibili. Pregiudicati certificati. Falsari, truffatori, ladri e ladruncoli. Hanno dichiarato il falso pur di esserci. Camorristi? Forse. Sicuramente ineleggibili ma presenti con il loro nome sulla scheda elettorale e le loro facce, le catenone al collo, i loro sorrisi sui manifesti. Quaranta centesimi ricevono gli attacchini per ogni faccia incollata sui muri. È la corsa all’oro, nella quale c’è la mano di tutti i partiti, anche di quelli di sinistra.
I candidati diessini per esempio ricevono in comitati elettorali di imponente e scenica ampiezza. Certo, c’è tra loro chi ha rifiutato questa particolare prova muscolare. Il capolista dei Ds, Roberto Barbieri, gestisce la campagna da una stanza ottenuta nell’appartamento che ospita la federazione provinciale: «Bisogna far ripartire Napoli, sostenere i privati, dargli un obiettivo, forse anche un sogno. Rimettere in campo la borghesia produttiva, sollecitare la cultura a impegnarsi. Con un governo amico, che non significa complice, la città può tornare a splendere».
Per intanto la sinistra deve ritornare ad essere amica di sé stessa. «È smarrita la tensione dei primi anni di Bassolino» annota l’antropologo Marino Niola. «La città è peggiore, più brutta, più spenta di quella». Marco Rossi-Doria, maestro di strada, figlio di Manlio, il grande meridionalista, capeggia con una lista autonoma la rivolta politica, indica da terzo incomodo la nuova strada: «Niente più miracoli, ma civiltà. È un popolo che avrebbe solo bisogno di maggior cura, di senso dello Stato, di servizio amministrato con imparzialità. Questa è la città più giovane d’Italia, e i ragazzi sono talentuosi, pieni di ingegno e di voglia di fare. Basterebbe che la sinistra li ascoltasse, basterebbe essere più onesti e più seri. Basterebbe poco per liberarli dalla camorra».
Domenica si vota, ieri Berlusconi è tornato sul palco, insieme a Fini ma non a Casini. È candidato anche il Cavaliere ma forse sarà presente solo nella funzione di consulente («gratis!» ha comunque precisato). Ama Napoli quasi quanto Milano, ma prenderà casa solo se vincerà il suo poliziotto. Doveva venire Romano Prodi, ma ha scelto Palermo. «Bastiamo noi» ha ripetuto Iervolino. Forse sì. O forse no.
agenda
ambiente
amnesty
animali
appelli
arci
armi
attentati
azioni
banche
bloge-democracy
bomnardamenti
cadute di stile
caf letterario
calcio
campagne
cantieri di pace
carceri
commissioni
comunicati
concerto
congratulazioni
corsi e concorsi etici
cos per chiacchierare un po
cpt
crisi
dedichiamoci
degenerazioni
difendiamo lambiente
dimissioni
disarmo
documenti
dove son finiti i diritti umani
emergency
epistole
finanziaria
foto dal mondo
genova 2001
giustizia
gli animali non son loro
guerra e pace
import/export
in movimento
incontri
iniziative
ir-reali
istruzione
lavoro
letteratura
libertà di stampa
libertà violate
libri
malattie
manifestazioni
marce
mostre
multinazionali
musica
nazionalismi
news
no cpt
ogm
ong
opere
ops
paese afghanistan
paese africa
paese argentina
paese cecenia
paese cina
paese india
paese libano
paese paraguay
paese usa
paese venezuela
paeseafghanistan
paesebolivia
paesecorea
paesemanagua
pensieri
personaggi
photogallery
poesie & racconti
politica
popoli
primarie e secondarie
processi
progetti
programmi
proteste
protocolli
quattro chiacchiere con
rassegna stampa
rassegne
referendum
ricette
rivolte
salute
scelte
scusate se è poco
servizio civile
sport
stragi
teatro
video
vignette
violenze